
Sono passati sette anni da “O Diavolo“, il suo ultimo lavoro solista. A inizio anno Francesco Di Bella è tornato con “Acqua Santa” (qui la nostra recensione), un disco in otto tracce ben riuscito dal punto di vista musicale e della poetica. Musicalmente vario, nei testi parla d’amore, attraverso racconti di vita quotidiana, in una forma piacevolmente priva di luoghi comuni e qualunquismo.
I tanti aspetti interessanti che vengono fuori da “Acqua Santa” ci hanno incuriosito, così ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere direttamente con il protagonista principale di questa storia.
Ciao Francesco e innanzitutto grazie per la disponibilità. Nel 2018 usciva “’O Diavolo”, il tuo ultimo lavoro solista, oggi il proverbiale paio con “Acqua Santa”: l’idea di bilanciare l’elemento di divisione con quello di unione era già all’epoca nella tua mente o è un percorso che si è sviluppato negli anni?
In realtà no, non era già in previsione ma forse è stata una naturale conseguenza, ultimamente mi ci vuole un po’ di tempo per metabolizzare i dischi nuovi che ascolto, le letture e le mie stesse riflessioni sulla società e questa raccolta di canzoni è venuta fuori lentamente e senza forzare il processo di scrittura.
I 24 Grana, insieme ai tanti che uscivano in quel periodo da Officina ‘99, sono stati pionieri di un certo “Neapolitan Sound” in versione anni ‘90. Dopo una brusca caduta dell’immagine della città oggi Napoli è di nuovo di moda: secondo te oggi c’è un nuovo fermento culturale o il flusso non si è mai fermato?
Ci sono due modi di essere napoletani quello più critico e quello più auto- indulgente. Io credo che in città ed in periferia esistano sempre delle correnti positive che attraversano la cultura ma molto spesso sono soffocate dal disagio che nasconde una sana voglia di cambiamento. I cambiamenti sono difficili perché frutto a volte di severe autocritiche.
Sempre sul tema della domanda precedente, la collaborazione con Alice dei Thru Collected denota grande attenzione nei confronti degli artisti napoletani emergenti: di quali tra questi consigli almeno un ascolto?
I Thru Collected mi hanno fatto innamorare al primo ascolto, era qualcosa che a Napoli aspettavo da anni e sono stati una bellissima rivelazione. Sono chiaramente espressione di un movimento musicale e culturale che a Napoli c’è e loro lo portano avanti insieme a tanti altri. Ultimamente ho ascoltato i Riva che pure mi sono piaciuti un sacco, insieme agli Specchiopaura che sono tra i miei preferiti.
Menamme ‘e mmane, di cui ho già spiegato ai non autoctoni il significato di “darsi da fare”, l’ho letta un po’ come un omaggio a Quanno chiove di Pino Daniele, ripartenza dopo la burrasca. Ci ho preso?
Grazie per il complimento! Ma no, non mi sono ispirato a quella bellissima canzone che tra l’altro è la prima cosa che ho imparato a suonare con la chitarra.

Ci racconti l’incontro con Colapesce e come nasce la collaborazione tra voi?
Con Lorenzo ci conosciamo da anni, pensa che in tempi non sospetti aveva organizzato un concerto dei 24 al suo paese in Sicilia! Ci eravamo visti poi in occasione della data finale a Milano del tour di Infedele, dove avevamo suonato un paio di brani insieme e ci eravamo promessi che in futuro avremmo collaborato. E’ un ragazzo eccezionale.
Ascoltando l’album ho percepito una sorta di “trittico notturno” con N’ata luna, Miez’ a’ via e Senza parlà. Qual è stato il percorso che ti ha portato ad accostare amore e tenebre?
Alcune riflessioni illuminanti nascono quando è buio e a volte basta una luce anche fioca per capire tutto. Alcune canzoni nascono così e così vanno avanti. L’amore duraturo è un percorso difficile e pieno di ostacoli.
Il titolo del disco e del pezzo di chiusura è Acqua Santa. Che rapporto hai con la fede?
Mi piace molto la spiritualità e ogni tanto credo anche in Dio. Quando sono abbastanza coraggioso da poterlo fare. Credo che i messaggi di pace siano fondamentali e questo lo dico a prescindere da ogni superstizione.
Sbirciando nel tuo passato, oltre alla scena alternativa animata con i 24 Grana, da solista ti sei cimentato nel folk-rock, con sonorità più melodiche e ora approdi alla canzone d’autore che abbraccia testi poetici: quale altro pianeta musicale ti piacerebbe visitare in futuro?
Questo proprio non lo so, il processo creativo si nutre del cibo che gli dai e immagino di avere ancora tante cose da scoprire.
Fra poco parte il tour con una band tutta nuova. Sei più emozionato o preoccupato?
Sono molto lucido e determinato, mi piace suonare dal vivo e conoscere meglio il pubblico che ha qualche motivo per venire ai concerti.
Grazie ancora per la disponibilità e a presto!
