
È difficile scrivere di un artista come Niccolò Fabi, che di certo non ha bisogno di alcun tipo di presentazione. Ancora più difficile affacciarsi in punta di piedi sui suoi quasi trent’anni di carriera, che non hanno minimamente scalfito l’uomo che vive dietro al cantante. Anzi. Probabilmente quel quid, quel fuoco sacro che da sempre illumina Fabi è dato dalla profonda verità di cui è intrisa ogni sua parola e ogni nota delle sue canzoni. Nel corso degli anni ha lavorato a ben tredici album in studio – l’ultimo in uscita quest’anno, il 16 maggio, come un auto-regalo per il suo compleanno – tre raccolte (“Dischi volanti” nel 2016, “Diventi Inventi” nel 2017 e “Meno per meno” nel 2022) e una collaborazione con Daniele Silvestri e Max Gazzè nel 2014, con l’album “Il padrone della festa”, raccontando la sua vita, che è diventata poi la vita di tutti noi. Non è forse questo che fa la musica? Rendere universali i sentimenti e incollarsi addosso a chi ascolta?
Per raccontare la lunga carriera di Niccolò Fabi, disco dopo disco, ci lasceremo accompagnare dalla melodia dei brani che hanno segnato il suo viaggio nella musica, prendendone in prestito parole ed emozioni e tenendola tra le mani come fosse un amuleto.
Corre l’anno 1996 e Niccolò Fabi partecipa al Festival di Sanremo, nella sezione “Nuove proposte” con il brano Capelli, vincendo il Premio della Critica. Nello stesso anno pubblicherà il suo primo album in studio, “Il Giardiniere”.
Non voglio più chiedere scusa
Se sulla testa porto questa specie di medusa o foresta
Non è soltanto un segno di protesta
Ma è un rifugio per gli insetti, un nido per gli uccelli
Che si amano tranquilli fra i miei pensieri e il cielo
Sono la parte di me che mi somiglia di più.
Il brano, scritto in collaborazione con Cecilia Dazzi e Riccardo Sinigallia è un ironico e leggero manifesto della filosofia del cantautore, che utilizza i suoi iconici capelli ricci come simbolo di disobbedienza e rivoluzione senz’armi nei confronti di canoni e standard preimpostati dalla società.
Come suona dirsi addio in un giorno qualunque a Roma? L’anno successivo prova a raccontarcelo Fabi, nella sua seconda partecipazione a Sanremo, col brano Lasciarsi un giorno a Roma:
fai finta che è normale non riuscire a stare più con me
c’è soltanto un modo per riprendersi
lasciarsi un giorno e poi dimenticarsi?
Il brano, inserito nel secondo disco che porta il suo nome anagrafico, “Niccolò Fabi”, è la descrizione di un amore finito e di quei sentimenti contrastanti nei confronti dell’altro. Fabi cambia totalmente registro, passando dall’ironia degli esordi a un’introspezione intima e riflessiva.
Del disco “Niccolò Fabi” è doveroso citare anche una seconda traccia, Vento d’Estate, in collaborazione con Max Gazzè, che riscuoterà enorme successo e vincerà anche Un Disco per l’estate:
Ho pensato al suono del suo nome
A come cambia in base alle persone
Ho pensato a tutto in un momento
Ho capito come cambia il vento.
Perché l’estate, spesso, è un vero e proprio stato d’animo e come il suo vento caldo, cambia tutto, anche i sentimenti.
Anni 2000, nuovo millennio; Fabi pubblica il suo terzo album in studio, “Sereno ad ovest” e, come primo singolo, il brano Se fossi Marco:
Io ti prego, amami soltanto se tu sai il mio nome
Amami se riconoscerai il mio odore
Amami soltanto se tu sai il mio nome
Amami se riconoscerai il mio odore
Lo spettro della gelosia e le incomprensioni che semina nei rapporti, la difficoltà di farsi amare per quello che si è. Marco, Alberto, Paolo sono nomi che scorrono nel brano, ma, come ci insegna Shakespeare, in fondo, cos’è un nome? I nomi raccontano le cose che si possono immaginare dietro di loro. Sono consequentia rerum e sono legati a quello che rappresentano.
A tre anni dal disco precedente e dopo un fortunato tour in Spagna, Fabi torna con “La Cura del Tempo”. Come suggerisce il titolo, tema centrale è il valore del tempo e l’apologia della meditazione. Tra i singoli estratti, spicca È non è, che scale le classifiche di vendita, fino ad arrivare alla posizione numero 13 della Top Singoli.
Non è una sfida, non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio
Non è la vittoria, l’applauso del mondo
Di ciò che succede il senso profondo
La ricerca di nuove sonorità che si allontanassero dai lavori precedenti, porta Fabi in Slovenia, nella città che darà il nome al nuovo album “Novo Mesto”, giocando col significato italiano, che evoca il tema della malinconia. Il brano, o meglio, l’amuleto da scegliere in questo sesto album, per quanto mi riguarda, non può che essere Costruire, un inno alle piccole cose che non si può spiegare, ma che ho consumato in troppi giorni di pioggia, in autobus:
Nel mezzo c’è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
È potere rinunciare alla perfezione
L’ottavo album in studio, “Solo un Uomo”, prima pubblicazione dopo la separazione dalla Virgin Records, contiene dieci tracce inedite, intime e delicate. Tra queste, brilla di quotidiana meraviglia di La Promessa:
Se potessimo spingerci insieme oltre i confini del tempo
Come certe idee, come le maree, come le promesse
Se potessimo andare lontano senza avere paura
Come certe idee, come le maree
Questa è la promessa che ti faccio.
Attesa e inaspettata (“Solo un uomo”, 2009)
L’anno 2010 non porta con sé alcuna canzone per il cantautore, immerso nel devastante dolore per la perdita prematura della figlia Olivia di appena ventidue mesi, morta per sepsi meningococcica fulminante. È difficile spiegare sentimenti come la perdita di un figlio, ancora più difficile immaginare quanto eventi così dolorosi e tragici possano incidere nella profondità privata e artistica di un uomo. “Il dolore è devastante che mi attanaglia la gola. È la conseguenza dell’esperienza più inaccettabile, orrida, ingiusta e innaturale che un essere umano può vivere” – ha raccontato Fabi sui suoi canali social, giustificando la pausa che di lì a poco avrebbe preso dalla musica – “Fino a quando non avrò trovato un modo per trasformare questo dolore e dare un senso costruttivo a questo incubo, il palcoscenico sarà l’ultimo posto in cui desidererò stare […] So di poter contare sulla vostra sensibilità e sull’amore che mai come adesso è l’unico strumento che merita di essere suonato”. Questo triste annuncio vine accompagnato da un brano dell’ultimo disco, scritto per la sua nascita, Attesa e inaspettata:
Perché chi viene alla luce
Illumina.
Dopo la morte della piccola Olivia, chiamata affettuosamente Lulùbella, insieme alla compagna Shirin Amini, nasce nell’agosto del 2010 la Fondazione Parole di Lulù, la quale supporta e promuove progetti legati al mondo dell’infanzia attraverso il sostegno a strutture che tutelano la salute dei bambini e l’organizzazione di attività ludiche ed educative che ne accompagnino la crescita.
Quanto si può restare a lungo lontani dalla musica, nonostante il dolore? A pochi anni di distanza dalla perdita della piccola Lulù, Fabi torna a cantare le ferite, torna la catarsi della sua musica. Il nono disco dell’artista, “Ecco”, verrà premiato con la Targa Tenco l’anno successivo. Il brano scelto è l’apripista Una buona idea, descrizione disincantata della società orfana nella quale ci troviamo, per la quale Fabi riconosce il bisogno di trovare padri autentici, che raccontino ancora le storie degli anziani e che ci indichino una cometa da seguire:
Sono un orfano di acqua e di cielo
Un frutto che da terra guarda il ramo
Orfano di origine e di storia
E di una chiara traiettoria.
Alcune collaborazioni nascono con una naturalezza disarmante. È il caso del gruppo dei cantautori Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, i quali, dopo un viaggio in Sudan del Sud con i Medici con l’Africa Cuamm compiuto dai tre artisti, nel 2014, fondono il loro estro creativo e la loro amicizia pluriennale in un disco intitolato “Il padrone della festa”, per l’etichetta Sony Music. Il brano scelto è il secondo estratto, L’amore non esiste, nato come bozza di Silvestri, seguito da Fabi e completato poi da Gazzè.
Ma esistiamo io e teE la nostra ribellione alla statistica
Un abbraccio per proteggerci dal vento
L’illusione di competere col tempo
Io non ho la religiosa accettazione della fine
Potessimo trovare altri sinonimi del bene
L’amore non esiste, esistiamo io e te
Il decimo album in studio per Fabi, “Una somma di piccole cose”, vincitore anch’esso della Targa Tenco, è stato scritto e ideato in circa due mesi, in una casa di campagna nei pressi di Campagnano, vicino Roma. Infatti, come copertina del disco, è stata scelta proprio la Valle di Baccano, in cui si trova il comune. Dell’album scelgo il brano Facciamo Finta, dedicata malinconica e intima alla figlia scomparsa, che suona quasi come una ninna nanna di tre minuti dalla straziante bellezza:
Facciamo finta che io torno a casa la sera
E tu ci sei ancora sul nostro divano blu
Facciamo finta che poi ci abbracciamo
E non ci lasciamo
Mai più
Una delle cose che Fabi riesce a fare meglio è sicuramente sciogliere tematiche complesse e ingombranti con una gentilezza e una leggerezza pari a quella di una piuma nel vento. Dopo la luminosa lezione di “Una somma di piccole cose”, la magia si ripete ancora una volta in “Tradizione e tradimento”. Per questo disco non è stato facile isolare un brano, ma alla fine la mia scelta si è orientata per la commovente Andare oltre:
Tu mi perdonerai mai?
Sì che mi perdonerai
E io mi perdonerò mai?
Sì che mi perdonerò
E intanto sono già
Al di là del ponte
La mia condanna, lo sai
È andare oltre.
Quale canzone scegliere dal nuovo disco, come fosse una carta dal mazzo del prestigiatore? Io non ne sceglierò nessuna, dando la possibilità a te che leggi di ascoltare tutto “Libertà negli occhi” ed eleggere quella che più ti ha emozionato o che ti ha più capito; che diventi così il tuo personale amuleto, tra altri amuleti appesi al filo di una collana.