
Green Day – American Idiot (20th anniversary edition)
“American Idiot” continua ad avere un forte impatto a livello globale proprio per questo: perché scava nel profondo di ogni cosa, prova a svegliarci ed è esageratamente emotivo.

“American Idiot” continua ad avere un forte impatto a livello globale proprio per questo: perché scava nel profondo di ogni cosa, prova a svegliarci ed è esageratamente emotivo.

“The Age Of Consent” è considerato ancora oggi l’album per eccellenza dei “queer movement” degli anni Ottanta, un album che – nonostante la natura ballabile e cadenzata – si mostra come estremamente politico, in perenne oscillazione tra energia e oppressione, furioso desiderio e oppressione, sensualità e introspezione.

Steven Wilson ha saputo ridare vita a “Lament” con un remix che valorizza ogni sfumatura dell’album originale. Un’opera che, con la sua raffinatezza, sa richiamare alla memoria le atmosfere di un’epoca segnata da inquietudine, ma anche da grande creatività.

Le delicate canzoni di “Seven Swans” suonano come un salmo, una preghiera, una cantilena magica e onirica, accompagnate soltanto da chitarra acustica, un elegante banjo e un sommesso organo. E dalla pacatezza, a tratti confessionale, della voce di Stevens, fragile e laconica.

Certe cose è meglio lasciarle così come sono ché, nel bene o nel male, fotografano un momento specifico e nella nostra vita e nel percorso di una musica alternativa che, ad un certo punto, è diventata sempre meno alternativa, ma che era il suono di anni irripetibili

“Roseland NYC Live 25 (Remastered 2023)” è una gradita sorpresa che non aggiunge nulla al mito, ma rafforza le fondamenta del culto. Che come tutti i culti si nutre di apparizioni sporadiche, minimali e ben arrangiate

“In Utero” non è solo un album estraniante, è anche un monumento alla sincerità e all’onestà artistica dei suoi creatori. È un’opera che continua a fare male a chiunque la ascolti, anche oggi, a 30 anni di distanza.

Il mondo è cambiato dal 1973. Sono passati cinquant’anni. I Devo non volevano certo guardare nel futuro, predire che piega avrebbe preso il mondo; solo fare una perversa caricatura dei loro tempi.

Cacca, Cacca Liquida, altresì. Ma poi si è deciso di non aggettivare e lasciare solo il sostantivo. Declinato all’Italia, per quanto sia difficile tradurre letteralmente da un altro idioma, sarebbe andata all’incirca così, con l’album dei Green Day: Dookie. Liquid Dookie. Meglio solo “Dookie”, alla fine. Immediato, veloce, sfacciato. Punk.

Come ebbe a dire il grande Sonny Rollins: “Beethoven sopravvive. Bach sopravvive. Non credo che dovremmo aver paura di porre John almeno al loro livello. Qualsiasi cosa John suoni, qualunque cosa John scriva è oltre, indiscutibilmente oltre”.