BEST ALBUMS 2024: i migliori dischi del 2024

Una guida all’ascolto tra quelle che riteniamo essere le migliori uscite discografiche del 2024

Ormai diventato un motto a sé stante, “è quel periodo dell’anno” introduce, per noi scribacchini di questo mondo che si è dato tante volte per morente (anche se benissimo non starà mai) che è quello della musica, alle famigerate classifiche di fine anno. Finora ci siamo divertiti a spiare quelle altrui, commentando spesso sardonicamente, le scelte fatte. Ora tocca a noi subire lo stesso trattamento.

Il concetto è il medesimo di sempre: non vedetela strettamente come una competizione tra artisti, quanto piuttosto come un invito a scoprire, riscoprire, ascoltare e riascoltare tutto ciò che, in un modo o nell’altro, abbiamo ritenuto meritevole di una menzione tra quanto pubblicato nel 2024 in qualsiasi parte del globo.

L’anno del ritorno in scena degli Oasis (di cui francamente ci frega poco, ma grazie a loro abbiamo fatto la copertina dell’articolo, se non altro i fratelli Gallagher sono stati utili) è stato di quelli che comunemente chiamiamo “di grazia”, è uscita una marea di roba, molto più spesso che non nell’immediato passato assolutamente di altissimo livello, e non è stato semplice selezionare, men che meno dare una posizione a questo piuttosto che a quel disco. Escludere invece ci riesce sempre bene.

C’è stato il micidiale ritorno sulle scene di Beth Gibbons, in compagnia di altre signore indiscusse del mondo altro come Kim Gordon, Moor Mother (che ormai scala ogni playlist di fine anno con l’agilità di chi non si fa incasellare in alcun genere), Arooj Aftab e Julie Christmas, il debilitante sophomore album dei Chat Pile, uscito lo stesso giorno del debutto omonimo dei Korn (un caso? Noi non crediamo), debutti monstre, uno su tutti quello dei Talk Show, conferme di classe superiore come i Godspeed You! Black Emperor, ma anche giovani promesse che vanno mantenute (date una possibilità agli Still House Plants), senza contare quei matti dei Cure, che dopo averci fatto sudare il nuovo disco, lo hanno sparato fuori portandoci in posti così oscuri che non basterebbe un faro per illuminarli. E il tanto caro metallo pe(n)sante? Ulcerate, Oranssi Pazuzu e Blood Incantation vi spediranno dritti nello spazio (o all’Inferno, a voi la scelta).

La menzione d’onore, per quanto ci riguarda, va a “To All Trains” degli Shellac, così importante da non poter essere “numerato”. Dedichiamo tutto, sempre e per sempre a Steve Albini.

Ma ora basta, mettetevi comodi, pronti a insultarci/lodarci, a seconda della vostra attitudine e godetevi la nostra classifica con le migliori uscite discografiche del 2024.

E ricordatevi: non siamo soliti scherzare.

40. Sprints – Letter to Self

Recensione | Ascolta

Gli Sprints si presentano come maestri nel trasformare tematiche oscure in anthem rock che un tempo avremmo potuto definire radiofonici

39. Oranssi Pazuzu – Muuntautuja

Recensione | Ascolta

Una droga auditiva che dall’inizio alla fine ammalia con saliscendi emotivi capaci di coniugare black metal, psichedelia ed elettronica in un modo personalissimo, ancora una volta.

38. Idles – TANGK

Recensione | Ascolta

“TANGK”  è uno di quei dischi che ha bisogno di tanto tempo per essere digerito, forse solo tra dieci anni saremo in grado di dire se abbiamo tra le mani un capolavoro, a un disco riuscito a metà o a un’autentica cagata.

37. BIG|BRAVE – A Chaos of Flowers

Recensione | Ascolta

Lasciatevi conquistare da “A Chaos of Flowers”, vi trascinerà fra i sedimenti della mente umana tenendovi la mano in protezione come madre natura. 

36. Ben Frost – Scope Neglect

Recensione | Ascolta

Cosa dovremmo dire al post-industrial di Ben Frost, che mette in contatto epoche diverse di musica elettronica in un unico spazio rendendoci un album così nuovo ma molto familiare, come se in realtà facesse parte di noi da sempre?

35. Mercury Rev – Born Horses

Recensione | Ascolta

Born Horses” è un album ipnotico, riflessivo, duro, terapeutico, l’ennesimo colore nella tavolozza infinita dei Mercury Rev.

34. Nadah El Shazly & Elvin Brandhi – Pollution Opera

Recensione | Ascolta

Se l’Apocalisse che ci circonda avesse un suono sarebbe in questo disco.

33. Mannequin Pussy – I Got Heaven

Recensione | Ascolta

Deriva da qui il fascino di questo disco: la conturbante contraddizione di una band hardcore punk che fa un disco indie pop. O forse un gruppo indie pop che decide di suonare punk? Ad ogni modo, il fascino rimane. Non resta che farsi ammaliare.

32. Jack White – No Name

Recensione | Ascolta

White strangola la sua sei corde e sbraita nel microfono, inscatola certi bagliori stoner e pigia duro sui pedali, non lesina mazzate, anzi, ne distribuisce a piene mani.

31. Uboa – Impossible Light

Recensione | Ascolta

Uboa è riuscita a sottrarsi, almeno per un po’, alle maglie strette del suo dolore, condensandolo in un’opera condivisibile e ammaliante che sfida le convenzioni, e non solo dal punto di vista musicale.

30. Yosa Peit – Gut Buster

Recensione | Ascolta

Nel caos primordiale di “Gut Buster” si cela una testimonianza audace dell’essenza umana nel suo stato più crudo e vulnerabile.

29. JPEGMAFIA – I LAY DOWN MY LIFE FOR YOU

Recensione | Ascolta

14 tracce, appena 41 minuti per consacrare anche questo 2024 come l’anno di JPEGMAFIA.

28. Couch Slut – You Could Do It Tonight

Recensione | Ascolta

You Could Do It Tonight” è un rigurgito nero di realtà, viscerale e scomodo. Approcciarsi a un lavoro dal gusto così misantropico non è semplice, ma è un’esperienza imprescindibile per chiunque voglia comprendere meglio il lato oscuro dell’esistenza.

27. Drug Church – Prude

Recensione | Ascolta

“Prude” è un ulteriore passo avanti, per i Drug Church. Ancora più noise, ancora più grunge, ancora più vissuto del precedente.

26. the Jesus Lizard – Rack

Recensione | Ascolta

Jesus Lizard non hanno bisogno dei revival, solo di affondare le zanne nella carne e portarsi dietro la carcassa di una realtà spenta che necessita di una sonora dose di dannazione per riattivarsi.

25. The Necks – Bleed

Recensione | Ascolta

Ogni nota suonata e centellinata in “Bleed” dal terzetto australiano ha una forza e un fascino incredibile

24. the body – The Crying Out of Things

Recensione | Ascolta

Tutto il lezzo dell’umana condizione che viene a galla, come piace a noi.

23. Amyl and The Sniffers – Cartoon Darkness

Recensione | Ascolta

A nemmeno trent’anni Amy ha già dato una spinta importante al punk e alle chitarre verso nuovi lidi, si sente libera di fare quello che vuole e può fare quello che vuole. Cos’altro dobbiamo aspettarci?

22. the Cure – Songs of a Lost World

Recensione | Ascolta

L’importanza di un disco come questo sta nella sua capacità di dare un senso alla fine, imminente o lontana che sia, di trovare splendore nelle rovine e donare loro dignità.

21. Alcest – Les Chants de l’Aurore

Recensione | Ascolta

Se è pur vero che gli Alcest non hanno mai cessato di emozionare, qui lo fanno con una forza ed una consapevolezza estremamente rinnovate.

20. Arooj Aftab – Night Reign

Recensione | Ascolta

C’è un tempo della notte che non conosce riposo. Un’ora in cui il buio non è solo l’assenza di luce, ma un regno di ombre, sospiri e sogni spezzati. “Night Reign” di Arooj Aftab appartiene a questo tempo.

19. Midwife – No Depression In Heaven

Recensione | Ascolta

Un filamento di perle grigie che brillano anche in mezzo alla nebbia.

18. Molchat Doma – Belaya Polosa

Recensione | Ascolta

Lo vogliamo chiamare album di transizione? Chiamiamolo pure così, ma ad avercene di album di transizione del genere.

17. Julia Holter – Something in the Room She Moves

Recensione | Ascolta

“Something in the Room She Moves” è quotidianità. Una giornata che si dilata mano nella mano attraverso l’estensione di una voce calda e allo stesso tempo capace di accendere la nostra curiosità con contaminazioni e voglie primordiali.

16. High Vis – Guided Tour

Recensione | Ascolta

Guided Tour” non è la rivoluzione in sé e per sé , ma è la pietra fondante di una trasformazione che, dopo tre album, sembra dover arrivare, col traguardo in vista. Basta avere il coraggio di osare ancora un po’.

15. Moin – You Never End

Recensione | Ascolta

Moin riconfigurano l’idea di cosa significhi fare musica nel 2024, interrogando i parametri di ciò che una band può o deve essere oggi. 

14. Touché Amoré – Spiral in a Straight Line

Recensione | Ascolta

Non sarà sconvolgente come “Stage Four”, ma “Spiral in a Straight Line” è un ulteriore tassello che fa dei Touché Amoré l’espressione più alta dell’hc contemporaneo. Mettetevi tutti in fila, prego.

13. Still House Plants – If I don’t make it, I love u

Recensione | Ascolta

Gli Still House Plants fanno squadra a sé, battendo percorsi che sembravano persi da tempo immemore ma che, a quanto pare, sono ancora centrali. In soldoni: sperimentano. Oggi non sono poi in molti a poter dire lo stesso.

12. Kee Avil – Spine

Recensione | Ascolta

Kee Avil si dimostra ancora una volta l’avanguardia di generi che in molti casi possono rivelarsi solo immaginari ma che, in questo caso, vengono resi reali e tangibili.

11. Goat Girl – Below the Waste

Recensione | Ascolta

Below the Waste” è eccellenza atipica, abolizione di generi ormai obsoleti e superamento anche del proprio passato, incorporato e trasformato in qualcosa che salta lo steccato lanciandosi nell’ignoto. Il progetto Goat Girl si smarca da tutto e va per i fatti suoi. Scelta vincente.

10. Blood Incantation – Absolute Elsewhere

Recensione | Ascolta

Asbolute Elsewhere” è un diamante tutto tranne che grezzo. Come nei migliori racconti di fantascienza ha le sembianze di un’antica cattedrale iperfuturistica ritrovata su un pianeta nell’orlo più esterno della galassia, rovine di un mondo che ha visto il futuro ma che è già passato.

9. Moor Mother – The Great Bailout

Recensione | Ascolta

Moor Mother dimostra, ancora una volta, come un album può essere fondamentale per confrontarci con la Storia e tutti i suoi demoni. Di come la musica può essere “di rottura”, anche in un’epoca spersonalizzata come la nostra. Ci obbliga al confronto. È quello che cerchiamo qui, nel vuoto.

8. Talk Show – Effigy

Recensione | Ascolta

Un album per pogo danzante, un rituale amaro e vitale, un gioiello che pare arrivato da quel passato di cui tanto si parla ma che dipinge presente e futuro a propulsione chimica. 

7. Xiu Xiu – 13″ Frank Beltrame Italian Stiletto with Bison Horn Grips

Recensione | Ascolta

Se cambiare non è sempre, sostanzialmente, evolversi, lo è per Xiu Xiu, che sguscia fuori dalla propria pelle in un atto trasformativo che, quasi certamente, non è permanente. Ma, per ora, si trova così bene in questa identità al punto da tirare fuori dal cappello il miglior disco possibile.

6. Ulcerate – Cutting the Throat of God

Recensione | Ascolta

Pare che nessuno sia, ad oggi, in grado di detronizzare gli Ulcerate. Il posto che occupano nel gotha dell’avanguardia metal è loro di diritto e, andando avanti così, non lo cederanno tanto facilmente.

5. Godspeed You! Black Emperor – NO TITLE AS OF 13 FEBRUARY 2024 28,340 DEAD

Recensione | Ascolta

Come fai a staccarti dai Godspeed You! Black Emperor? Semplice: non puoi.

4. Julie Christmas – Ridiculous and Full of Blood

Recensione | Ascolta

Julie Christmas dice che questa non è una fiaba e anche la persona più gentile può commettere il più crudele degli atti, che i mostri amano i loro amici e noi siamo fatti così. Dirlo fa la differenza, farlo attraverso un disco fenomenale anche di più.

3. Kim Gordon – The Collective

Recensione | Ascolta

Cosa ne è della Kim Gordon regina del punk che faceva la storia del rock-noise dagli anni ‘80? È ancora qui, in una dimensione nuova, semplicemente al passo con i tempi.

2. Beth Gibbons – Lives Outgrown

Recensione | Ascolta

Poco sappiamo di Beth Gibbons. Non ci serve, non ne siamo curiosi. Ci basta quella voce, così squisitamente femminile, che viene da un mondo profondamente interiore e intimo. Ci bastano dischi come questo.

1. Chat Pile – Cool World

Recensione | Ascolta

Cool World” fa paura. E se un disco fa paura, allora è giusto che esista. Non va maneggiato con cura, va vissuto, consumato fino a che si è sfiniti. Per poi ricominciare da capo.

∞. Shellac – To All Trains

Post Simili