Nel suo nuovo libro, l’autore romano racconta l’Italia degli spazi occupati e dei movimenti dal basso, terreno fertile per nuove musiche e idee poi divenute in alcuni casi popolari.
Il duo romano ritorna con un nuovo singolo.
Questo libro è un monumento a tutti quei movimenti che negli anni hanno fatto spostare l’attenzione globale dell’industria musicale verso Napoli, quando i più grandi dj hanno scelto la città partenopea, o il litorale da quello casertano a quello napoletano, come punto di riferimento per le loro esibizioni, quando le “serate” erano molto di più di un reel condiviso su un social, e dietro c’erano tempo, studio, preparazione, passione, strutture idonee per permettere questo o quel party/rave/festa.
Per festeggiare il 35° anniversario di quello che è probabilmente il disco più folle e controverso di Mike Oldfield, ne viene pubblicata una nuova versione in vinile.
“Horses” è uno di quei dischi che devi assimilare e far circolare nelle vene. Non puoi amare il rock se non ami “Horses” e Patti Smith.
È il modo in cui i Queen, nel 1995, hanno scelto di far parlare ancora Freddie Mercury senza trasformarlo in un santino: niente raccolte di scarti, ma un disco vero costruito attorno a ciò che lui era riuscito a registrare prima di andarsene.
“Pills ’n’ Thrills and Bellyaches” è l’apice raggiunto da un gruppo di giovani sbandatelli, cresciuti in una epoca creativamente fertile per la loro Manchester, la terza città del Regno dal glorioso passato industriale.
Cinquantacinque anni dopo, “The Man Who Sold The World” rimane il punto di svolta tra il trovatore spaziale e l’alieno glitter, tra l’istinto e la consapevolezza del personaggio.
È così che ci sapemmo consci di aver vissuto la sensazione intensa di un capolavoro di indiscussa e inusitata bellezza.
È una spirale di odio senza fine, un odio e una rabbia riflessi in un album di inaudita violenza, più reale e infestante di qualsiasi altra. “We Have Come for Your Parents”, nel 2025, andrebbe suonato a volume inaudito nel giardino della Casa Bianca. O anche davanti a Palazzo Chigi, se volete.
È la prova definitiva della loro unicità: un album cupo, affascinante e indispensabile che non ha cercato di adattarsi al successo, ma ha costretto il successo ad adattarsi al suo suono distintivo, lasciando un’impronta, quasi indelebile, nell’hip hop underground e nel crossover rap-rock.
Freddie Mercury, a chi chiedeva spiegazioni sul significato del testo di Bohemian Rhapsody, rispondeva che si trattava semplicemente di un “rhyming babble”; ma era veramente così oppure voleva sviare l’attenzione da ciò che il testo realmente significava per lui?
James Senese è stato un leone con il fuoco del Vesuvio nel cuore, ha corso libero in un mondo alienante senza scendere a compromessi, ci ha donato musica, arte, talento, esibizioni, interpretazioni senza risparmiarsi mai, restando un figlio del popolo, amando ogni angolo della sua città, della sua gente e delle sue origini.
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo […]
Chissà quali sensazioni attraversavano la testa dei Gallagher quando, per la prima volta, hanno trovato la versione definitiva. Chissà se avevano un minimo sentore che sarebbe diventata un mostro sacro, il cavallo bianco del britpop, l’inno di quel movimento musicale che riuscì a sconvolgere il cuore degli anni Novanta.
“All That You Can Leave Behind” segnava non solo l’ingresso nel nuovo millennio ma anche una sorta di rinascita per la band. Gli U2 sentirono il bisogno di ritrovare autenticità e immediatezza.
“Nebraska” è quel disco che tutti dovremmo ascoltare, leggere e capire, o almeno provarci. In fondo, questa potrebbe essere una buona occasione per farlo.
Una commedia agrodolce, un inno all’amicizia maschile e un ritratto sincero di una generazione di loser che, nel loro rifiuto di invecchiare e di “mettere la testa a posto”
Un disco da ascoltare in un pomeriggio tedioso, in compagnia di una buona tazza di tè e lasciare che le note, una volta impossessatesi della stanza, accarezzino le vostre orecchie, l’unica cosa da fare è lasciarsi trasportare, prendere per mano e permettere al signor Oldfield di condurvi in una dimensione parallela.
“The Luck and Strange Concerts” non è un semplice disco dal vivo, ma la prova che la musica può ancora piegare gli anni, restituirci luoghi che credevamo perduti e farli sembrare presenti.