
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Ci eravamo tanto innamorati dei B R I Q U E V I L L E con “Quelle” che per tre anni ci siamo chiesti che fine avessero fatto i misteriosi belgi, spariti dai radar da buoni fantasmi senza volto (no, non c’entrano nulla i Ghost). Sapere che i Nostri hanno in serbo un nuovo album intitolato “IIII” e in uscita per Pelagic Records in quel di novembre fa bene allo spirito. Ad anticiparlo la spaventosa Akte XVII (con tanto di video altrettanto inquietante e ben poco allegro), coi suoi synth che planano su riff circolari e ipnotici, melodia della post-umanità che non fa che perdersi in un mondo spettrale cantato da voci che di umano, giustamente, hanno ben poco.

Ci eravamo già interessati a Marthe giusto un anno fa proprio su queste “pagine” (qui le prove di quanto diciamo) ma è giusto farlo ancora una volta. Non è un caso se Southern Lord si sia interessata all’artista bolognese, perché il progetto è di quelli che bruciano come libere fiamme nere. Metal sporco fino al midollo, malessere che prende forma e viene narrato attraverso grida stridenti che si infrangono su sentori crust primordiali. La title track dell’album in uscita a ottobre è qui per dimostrare quanto tutto ciò sia più reale di quanto si vorrebbe. Terapia attraverso un tunnel oscuro.

Altro giro, altra band misteriosa. Questa volta tocca ai parigini BLVL, pronti a debuttare sulla lunga distanza con il loro “MARTHA“, previsto per ottobre su P3P6. La proposta dei francesi si allinea, in qualche modo, al grande ritorno del post-punk ma al contempo se ne discosta. Le sonorità sono quelle, sporcate di darkwave oscura che si contendono il proscenio con aperture pop a dir poco gigantesche. Lo si sente bene su The Serpentine Song, brano notturno illuminato solo dai neon di una città gelida.

I ragazzi della Neurot Recordings, quindi i Neurosis, non si sono certo dimenticati le proprie origini in seno a quell’hardcore presto diventato post ed è forse per questo che mettono gli Ex Everything sotto contratto. Formati da membri (ex e non, per tenere fede al proprio nome) di Kowloon Walled City, Early Graves, Mercy Ties, Blowupnihilist, Less Art con The Reduction of Human Life to an Economic Unit dimostrano di avere le armi ben più che affilate: critica sociale spiccata, parti veloci e sanguinose che si alternano a mid tempo fangosi ma non meno feroci, suoni acidi e gonfi come mongolfiere. Roba da sbattere la testa al muro. Il loro debutto “Slow Change Will Pull Us Apart” arriverà a novembre.

Un po’ di screamo non può che fare bene, lo dice il medico, mica noi. Allora, per non contraddirlo, mettete su Blighttown Type Beat dei Dreamwell e sentite che benessere sprigionano i loro riff ipnotici, che sembra musica da circo psicotico, le grida diaboliche che diventano voci provenienti dal fondo di un corridoio buio nel peggior manicomio della città con tanto di breakdown mazzata per gradire. Il loro secondo album, “In My Saddest Dreams, I Am Beside You” uscirà a ottobre per Prosthetic Records, che è una garanzia.

Dall’Inghilterra invece arriva il freddo. I Sugar Horse mischiano con sapienza l’incedere doom alle rarefazioni chitarristiche dello shoegaze più amaro. Tutti elementi che vanno a scontrarsi, come in una tempesta del Mar del Nord, su III – Consequences. Come ciliegina sulla torta la splendida voce di Ashley Tubb che tutto avvolge come un manto gelido. Il brano fa parte del nuovo EP della band intitolato “Truth Or Consequences, New Mexico” in uscita a novembre per Fat Dracula Records.

I San Leo li abbiamo conosciuti un paio di anni fa in occasione del loro album “Mantracore“, un bel viaggio tra post-rock e kraut, ricco di atmosfere misteriose e oniriche. Oggi il duo riminese annuncia un nuovo album – “Aves Rares“, in uscita a novembre su Bronson Recordings – e la sensazione è che qualcosa sia in mutamento: J!OY, il primo singolo estratto, è una cavalcata tribale, esplosiva, energica, trascinante, su cui voci inafferrabili si rincorrono regalandoci una sensazione piacevolmente stordente.

Può un brano di meno di un minuto dare l’idea di un album intero? Forse no, ma Peony, nuovo singolo degli Enchanted Forest è una piccola ma bella anticipazione di quello che troveremo in “Semele’s Tryst“, nuovo album del duo di West Philadelphia in uscita a novembre su Jolt Music. Texture elettroniche, ritmiche digitali e assillanti, Noah Jacobson-Carroll and Em Boltz sembrano gli Animal Collective in errore di sistema, un Venetian Snares che ha preso un superveloce per lo spazio.

A dispetto del titolo, l’atmosfera di Wonderful Life, nuovo singolo dei tedeschi Voodoo Beach, anticipazione dall’omonimo nuovo album in uscita a dicembre su Crazy Sane Records, è decadente e malinconica. Tra post punk dal sapore gotico e dream pop, tra Bauhaus e Savages, il trio berlinese ci trasporta bene in questo autunno che dalle nostre parti non se la sente ancora di arrivare. Sa di sconfitte, di serate in solitaria, ma anche di sogni a occhi aperti. E forse anche così la vita può essere meravigliosa.