La hardcore band sarda ritorna con un brano ispirato alla vicenda di Beniamino Zuncheddu, detenuto ingiustamente per 33 anni
“Fevers and Mirrors” dei Bright Eyes si impose così come un manifesto autentico dell’insicurezza emotiva, che dava voce al disagio, allo smarrimento e alla fragile complessità dell’essere giovani, sensibili e disillusi. Un album che continua a parlare, anche a distanza di anni, a chi si riconosce nelle sue crepe.
Venticinque anni dopo, è un album che brilla ancora, non di luce propria, ma di quella riflessa, fragile, tremolante, come il sole che filtra attraverso una tapparella in un pomeriggio d’estate
A ogni ascolto, ad ogni riproduzione, il disco esplode in un respiro gigantesco, spacca senza ritorno le pareti della stanza con l’ardente certezza di essere qualcosa di mai stato sentito prima
Il brano è estratto dall’ultimo album della band “Amusement Park”, uscito ad aprile su Jetglow Recordings.
Non ci sedusse all’epoca e non ci induce al peccato neanche oggi: “Sol Invictus” non fu il ritorno dei Faith No More che tutti speravano.
La restituzione fedele dello spirito di una città che ha sempre fatto della decadenza un vanto e che proprio in quel momento si accingeva ad annegare sotto ai quartieri del futuro, spazzata via dall’opulenza e tramutata in modellino da laboratorio per la nuova malattia globalistica.
Riviviamo la lunga carriera di Niccolò Fabi, disco dopo disco, lasciandoci accompagnare dalla melodia dei brani che hanno segnato il suo viaggio nella musica, prendendone in prestito parole ed emozioni e tenendola tra le mani come fosse un amuleto.
Quel che si definisce un “disco di passaggio”, ma che poco ci dice sulla direzione futura che avrebbe intrapreso il Re Cremisi nei successivi splendidi cinque album partoriti nei successivi quattro anni. “Sulla scia di Poseidone” il Re Cremisi seppe sopravvivere alle avversità e preparare la propria rinascita.
Anche se dovessero chiudere di nuovo i battenti domani, il loro fondatore probabilmente continuerebbe comunque a muoversi nell’ombra, dietro a qualche nuova maschera.
Come in un film di Cronenberg, i Meshuggah sembrano esser l’incarnazione della tecnica ibridata all’uomo, che ne portano via qualsiasi forma di umanità e che ne distruggono il senno, perturbando anche l’anima
I Gorillaz mettono in scena la desolazione, ma lo fanno ballando, in una festa aperta a tutti, perché è proprio il dolore che ci rende tutti uguali, e che condividendone l’essenza, permette di riconoscerci e di guardarci in faccia, uno per uno, alla luce di una nuova alba
Mark scrive esattamente come suona. Con voce che non tradisce un’età ormai distante da quella d’oro, il ragazzo di Ridgecrest taglia dritto per il percorso, disegnando una parabola fatta di alti altissimi e bassi incredibilmente abissali.
La musica di cui non tutti parlano
“Shy” è qualcosa più che un semplice romanzo. È urgenza di vita oltre i margini di un mondo che ci volta le spalle, ogni giorno di più.
Non ci si annoia. Si pesca dall’elenco, nessun obbligo di lettura sequenziale, in fin dei conti. Massimo Padalino non vede l’ora di parlarci del prossimo album, un lodevole effetto fiume in piena, con un linguaggio sereno e onesto, e nessuna puzza sotto il naso.
La band magentina ritorna con un nuovo disco che vi presentiamo in esclusiva.
Un atto di fede nella possibilità che l’uomo, anche quello più ferito, possa ricominciare. Magari seduto a un pianoforte, magari sotto il sole di un altro emisfero
Cambiare pelle senza perdersi era il lusso che gli Afterhours si sono concessi vent’anni fa, nel cuore di una scena che oggi appare lontana, come un’altra epoca.
La musica di Stephen King: dove la paura incontra il rock e l’immaginazione si fa realtà. Un viaggio sensoriale che svela il legame profondo tra il Re dell’Horror e le sue passioni musicali, tra suoni che plasmano la narrativa e storie che diventano canto.