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Isobel Campbell & Mark Lanegan – Ballad Of The Broken Seas

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Incredibile! ISOBEL CAMPBELL e MARK LANEGAN insieme in un disco. La musa dei Belle & Sebastian che fino a “Storytelling” aveva stregato i cuori più malinconici e lo-fi. Lo storico leader degli Screaming Trees, uno dei sopravvissuti della generazione giunge nonché tra i più prolifici autori dello scorso decennio. Per cogliere meglio la stranezza dell’accostamento, basti pensare che, mentre lei, tre anni fa, esordiva da solista con lo stralunatissimo jazz-pop di “Amorino”, lui infiammava i palchi con gli amici Queens Of The Stone Age nel devastante tour dell’acclamatissimo “Songs for the deaf”.
In lei emerge un’inaspettata propensione per atmosfere a metà strada tra west-coast e suggestioni celtiche. In lui prevale il lato meno violento, ma non meno tormentato, da folksinger alticcio alla Tom Waits.
La sintesi di queste due personalità apparentemente agli antipodi è un folk-blues d’annata dalle tinte fosche e nostalgiche. Per convincersi basti ascoltare l’onirica cantilena d’apertura “Deus tibi est”. I due timbri vocali sembrano respingersi pur ineluttabilmente attratti da una forza soprannaturale che avvolge l’ascoltatore in melodie decadenti e malinconiche. Come in “Revolver”, duetto sospinto da archi fluttanti e decadenti, una fugace perla all’altezza del primo Lanegan solista. Gli accompagnamenti, scarni e minimali, danno un tocco vintage e rarefatto. Ciò sopperisce ad una rischiosa monotematicità di toni e ad inevitabili manierismi country-blues che sembrano copioni già scritti (“Ramblin’man”, “Do you wanna come walk with me” e l’intermezzo strumentale “Dusty Wreath”). Ottima invece, come al solito, la vena cantautorale del burbero cantastorie di Ellensburg in “Ballad of broken seas” che dà il titolo alla raccolta. Più suggestiva che originale nel sofferto sfogo campestre di “The circus is leaving the town”. Isobel ammalia nella sussurrata trance di “Saturday’s gone” insinuandosi silenziosa tra fiabesche percussioni ed un violino rievocativo. Si perde intimidita nel romantico duetto “The false husband” ammonita dal tetro timbro di Lanegan fra visioni cinematografiche che ricordano Yann Tiersen e Scott Walker. Prende coraggio nella relativamente movimentata (rispetto al mood prevalente) ballata, “Honey child what can I do?” che palesa però un certo disagio del partner. Tra gli alti e bassi della scozzese spicca su tutte un piccolo capolavoro, “Black mountain”. Incantevole (o inquietante) squarcio notturno che sembra venuto fuori dal Lanegan di “Field songs”.

Voto: 7


All'arrivo della notizia: il nuovo disco di Isobel Campbell sarà un album in tandem con Mark Lanegan non ho potuto che rimanere incredulo, che cosa potrà mai venire fuori dal connubio tra la leggera voce della Campbell e il timbro cavernoso di Lanegan? pensavo, la distanza tra le due voci mi sembrava un qualcosa di troppo grande per potersi amalgamare a dovere!
Ed invece questo “Ballad of the broken seas” trae la sua bellezza proprio da questo: dal continuo insinuarsi, rincorrersi ed incontrarsi delle due voci, dallo scorrere delle parole sulle melodie lievi delle canzoni, come due fiumi che scorrono vicini per poi gettarsi nello stesso mare.
Musicalmente Lanegan sporca di blues e country le composizioni, portando un'anima nuova e sonorità inedite nell'universo sonoro della Campbell che però riesce ad inserirsi benissimo nei vari pezzi colorandoli di quella leggerezza sospesa che la sua voce sa trasmettere pienamente, quasi tangibile mentre accarezza la musica.
Tra i brani migliori vanno segnalati “The false husband” che personalmente mi riporta alla mente le atmosfere di “where the wild roses grow” di Nick cave in cui l'entrata della voce maschile o femminile corrisponde ad un leggero cambio di sonorità, come se Mark e Isobel si parlassero raccontando ognuno la sua versione della storia, la title track in cui è Mark a cantare da solista con Isobel che raddoppia sul ritornello e si inserisce sia con la voce in sottofondo che con il suo violoncello che riempie il suono e ci trascina via verso il finale.
Impossibile poi non citare “Ramblin' man” (cover di Hank Williams) cantata da Lanegan e guidata dalle percussioni e dalla chitarra solista in cui lo schioccare di una frusta unita al controcanto di Isobel con tanto di voce filtrata crea un'atmosfera davvero sexy (guardare il video per credere!!!), “The circus is leaving town” che chiude il disco alla maniera di Lanegan e “Honey child what can I do?” forse il pezzo più pop del disco in cui le due voci cantano all'unisono per poi separarsi e riincontrarsi come due amanti che si osservano senza parlare e poi si baciano, scavando nel profondo dei loro cuori, come questo album sa fare, basta aprirsi un po' e lasciare che entri.

Voto: 7

Tracklist
1 Deus Ibi Est
2 Black Mountain
3 The False Husband
4 Ballad Of The Broken Seas
5 Revolver
6 Ramblin' Man
7 (Do You Wanna) Come Walk With Me?
8 Saturday's Gone
9 It's Hard To Kill A Bad Thing
10 Honey Child What Can I Do?
11 Dusty Wreath
12 The Circus Is Leaving Town

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