BEST ALBUMS 2023: i migliori dischi italiani del 2023
Una guida all’ascolto tra quelle che riteniamo essere le migliori uscite discografiche italiane del 2023.

Ci siamo, è quel momento dell’anno: le classifiche di fine anno sono ormai una tradizione decennale. Molti le vedono come un modo per mettere in competizione artisti e produzioni artistiche tra di loro, un po’ come i loschi figuri qui sopra. Per noi è un pochino diverso, è un’occasione per riordinare le idee tra le centinaia di uscite mensili a cui cerchiamo di star dietro e dare un seguito, menzionando qui chi per noi merita di essere ascoltato, riascoltato, ricordato. L’anno scorso avevamo coniato un motto: “make classifiche not war”, speravamo tanto di non doverlo usare ancora, ma a 365 giorni di distanza la realtà ci ha steso di nuovo.
Il panorama underground italiano registra finalmente qualche movimento interessante. Non sarà ancora il caso di parlare di correnti o scene, almeno per come le si intendeva qualche tempo fa, ma c’è un aspetto che accomuna alcuni dei 20 dischi che abbiamo selezionato: la ricerca e la riscoperta delle radici e del territorio, la loro rielaborazione e la loro proiezione nel tempo, nello spazio, spesso con l’intento di dar loro una nuova dimensione internazionale. Abbiamo scelto di premiare il disco d’esordio dell’artista sarda Daniela Pes perché pensiamo che meglio rappresenti questo approccio e perché può effettivamente fare da traino ad artisti e idee. Sulla stessa scia, con intenzioni e metodi diversi, sono anche Massimo Silverio, Alos, Massimo Pupillo, Dor, Bad Pritt.
Ci sono poi alcune conferme, le sicurezze di sempre, diverse novità e un paio di cose che proprio non ci aspettavamo. Il solito consiglio che vi diamo è di non prenderla come una vera e propria classifica in senso stretto, ma più come una guida all’ascolto tra quelle che riteniamo essere le migliori uscite discografiche italiane del 2023.
20. Marthe – Further in Evil
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Musica come terapia, musica come possibilità di cambiamento e di rafforzamento: questo e, naturalmente, un gran bell’album sludge/black – ma qui i generi si fanno talmente confusi e penetranti tra loro da risultare difficile catalogarlo
19. I Fiumi – I Fiumi
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Nella musica alternativa italiana è venuta a crearsi una voragine che sembra di giorno in giorno sempre più profonda e a riempirla ci va del bello e del buono, si fa persino fatica, eppure è possibile. In questa possibilità, nella sua volontà, stanno dischi come “I Fiumi”
18. Dor – In Circle
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“In Circle” è un’esperienza di ascolto inusuale, che si pone equidistante tra il folk, la psichedelia occulta e post-alternative rock. Non è facile trovare una zona di ascolto tanto ricca nella ricerca e soprattutto nella risoluzione formale di tale ricerca.
17. San Leo – Aves Raras
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I San Leo sono tornati fra di noi e sono a fuoco (e fiamme) per ribadirci un concetto tanto fondativo quanto imprendibile: “Music is the Healing Force of the Universe”.
16. Bud Spencer Blues Explosion – Next Big Niente
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Che i Bud Spencer Blues Explosion siano stati dei fenomeni e che tuttora individualmente lo siano, lo sapevamo: che fossero però in grado di superare sé stessi scrivendo musica davvero nuova, e così potente, è una piacevole sorpresa.
15. Leland Did It – Hotel Moderno
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Disfunzionale è di sicuro l’aggettivo più giusto per definire ogni singola parte di ogni singola canzone. C’è una capacità di togliere l’equilibrio della linearità più unico che raro, qui.
14. Cani Sciorri – Atletica ’75
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“Atletica ‘75” sicuramente non è un disco per tutti. Se, però, siete in cerca di un rock grezzo, senza fronzoli e senza peli sulla lingua, allora questo album potrebbe fare al caso vostro.
13. Sabbia – Domomentál
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Si potrebbero pure fare tutti gli accostamenti del caso, giusto per farvi capire i rimandi, ma in soldoni, e per quanto ci siano (com’è giusto nel 2023) la verità è che “Domomentál” suona solo come “Domomentál”.
12. Bad Pritt – Debris
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Bad Pritt affronta il lutto e tutto ciò che una mancanza porta con sé: smarrimento, oblio, impotenza. In “Debris” si fanno i conti con le rovine, appunto, con gli spazi enormemente dilatati e silenziosi che la perdita genera.
11. Starving Pets – No Shake, No Feels
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25 e più minuti che viviamo come un racconto unico e continuo: la potenza di un racconto che potrà suscitarci la malinconia di un sogno andato male ma che non ci fermerà dal volerlo rivivere.
10. Bachi Da Pietra – Accetta e Continua
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“Accetta & Continua” cattura facilmente in 10 pezzi l’attenzione dell’ascoltatore, vuoi per il perfezionamento dell’inserimento di Batelli, vuoi per la scrittura di pancia, vuoi perché i Bachi da Pietra danno il meglio quando gli prudono le mani. E nel tradurre i mostri in musica, spaventosi o grotteschi che siano, Succi Dorella hanno pochi eguali.
9. Alos – Embrace the Darkness
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“Embrace the Darkness” non è un disco, non almeno come comunemente inteso. È Altro da sé ma parte di chi vi si addentra ed è di una bellezza profonda.
8. Massimo Pupillo – Our Forgotten Ancestors
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“Our Forgotten Ancestors” è un lavoro nel quale ogni suono, ogni minima scelta, è fatta con cura, in cui il suono è perfettamente aderente alla ricerca, mai banale. Avevamo bisogno di volgere chi siamo al passato, tesi all’ascolto di un canto primordiale.
7. The Thugs – Holy Cobra Dub
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Il dub del cobra sacro si muove sinuoso nelle intercapedini dell’anima. Lasciatelo fare.
6. Massimo Silverio – Hrudja
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Massimo Silverio commuove l’ascoltatore e convince come artista compiuto, maturo, paziente. Le sue cartoline non vengono dal Friuli, ma da un non luogo che è quello dell’arte, la sua.
5. Bono / Burattini – Suono In Un Tempo Trasfigurato
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Bono e Burattini sembrano aver dato vita alle parole di Maya Deren: “Cos’altro potrei chiedere come artista, se non che le vostre più preziose visioni, per quanto rare, prendano la forma delle mie immagini?”
4. Marta Del Grandi – Selva
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Marta Del Grandi ci consegna un album che fa chiudere gli occhi, trattenere il respiro e aprire i cuori. Ci accoglie a braccia aperte nei territori più disparati, dall’Europa all’Oriente, per farci giungere alla destinazione che preferiamo. Probabilmente è quella dove c’è Casa.
3. Emidio Clementi / Corrado Nuccini – Motel Chronicles
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“Motel Chronicles” è un film guasto che profuma di pioggia e polvere, di calore e cose rafferme che attendono per sempre. Sa di fine imminente, una grandeur minimalista a tinte fosche.
2. Leatherette – Small Talk
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Il sophomore album della band bolognese è un balzo in avanti da tutti i punti di vista. È cosa non di tutti i giorni incontrare, nell’ormai fiume in secca di quello che ormai eoni fa chiamavamo underground, situazioni che fanno sentire “scomodi”.
1. Daniela Pes – Spira
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La personalità con cui Daniela Pes ha portato a termine questo suo disco d’esordio, coerente e compiuto, ne fa un’artista che potrebbe incarnare un certo cambiamento nel modo di fare e di pensare la musica italiana.




