Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: ANDREW W.K. – I Get Wet (2001)

L’Andrew W.K. che sull’iconica copertina di “I Get Wet” gronda sangue dal naso e ci fissa con occhi spenti ha il volto di un uomo disposto a farsi del male pur di essere realmente felice

“Vs.”, l’inno alla libertà dei Pearl Jam

Pearl Jam

Un disco perfetto, dove si alternano grida di unità e libertà a momenti intimi da condividere con pochi. Un suono che ha raggruppato milioni di ragazzi in una dimensione finalmente primitiva dove le sovrastrutture sono crollate.

Back In Time: DINOUSAR JR. – Bug (1988)

Dinosaur Jr.

Scritto nel periodo di massima tensione tra J Mascis e Lou Barlow, “Bug” è un capolavoro indie rock e contiene alcuni dei pezzi migliori mai registrati dai Dinosaur Jr.

“In The Absence Of Truth”, utopia e illusione

Se Dick e Bradbury mi hanno insegnato qualcosa è che il velo che divide finzione e realtà è troppo sottile ma altrettanto oscuro e impossibile da rimuovere, e così gli Isis dirimevano le nebbie con le loro ritmiche tribali in un unico sali-e-scendi impetuoso e verosimilmente immobile.

“Same Old Tunes” e il punk-rock più californiano dei californiani

Millencolin

Fondamentalmente, non eravamo pronti per un disco del genere. Non perchè sia irrinunciabile, no. Il fatto è che i Millencolin, nel bene o nel male, hanno segnato l’inizio di un’epoca.

“The Shape Of Punk To Come”: molte forme, nessun futuro

Nessuno fu coraggioso la metà dei Refused, che in un momento in cui il punk per il mondo era Rancid, Green Day, Blink-182 e forse NOFX, si misero sul pulpito, giovanissimi com’erano, e dissero “eh no, cari miei, è QUESTO il punk”.

“Hybrid Theory”, l’imperdonabile successo dei Linkin Park

hybrid theory

Le accuse di giovanilismo rivolte alla band sono tanto legittime quanto sterili: si sa che negli ambienti musicali poche cose sono imperdonabili come il successo. Nell’era del pop fatto male e spacciato per indie, della trap e sa il cielo di cos’altro, avercene di Linkin Park nelle camerette dei tredicenni.

“Mellon Collie And The Infinite Sadness”: la Passione degli Smashing Pumpkins

Come Shu in Ken Il Guerriero che obbligato da Souther porta la punta della piramide sulle sue spalle giungendo ad una morte gloriosa, così fecero gli Smashing Pumpkins, perché “Adore” e “Machina” sono splendidi ma erano lo spettro di qualcosa feralmente post-mortem. La Passione degli SP è “Mellon Collie”, è il sacrificio ultimo di una band che non voleva piegarsi alle mode e far di testa sua.

“Pretty Hate Machine”, la potenza dell’industrial svelata al mondo

Pretty Hate Machine

Il trentesimo anniversario dell’album di debutto dei Nine Inch Nails è l’occasione per riscoltare pepite belle grosse come “Head Like A Hole” e “Sin”. Un disco che ha fatto conoscere al mondo la potenza dell’industrial.

“Heartwork”, i Carcass e l’asportazione chirurgica dei sentimenti

Carcass

Una delle caratteristiche principali dell’opera è la sua varietà: “Heartwork” si trasformò in un incredibile manuale dell’elasticità e del camaleontismo del death metal. Uno schiaffo in faccia a tutti coloro che lamentavano una certa ritrosia alla sperimentazione all’interno del genere.

“Daydream Nation”, ovvero la quintessenza dell’underground

Sonic Youth

I Sonic Youth avevano alzato una barricata tra underground e mainstream mai così solida e invalicabile. E tutto questo rumore che divorava pian piano ogni forma di melodia fino a farla schiava e poi complice non poteva esserne dimostrazione migliore. 

Back In Time: TALK TALK – Spirit Of Eden (1988)

Talk Talk

Non è un lavoro che possa lasciare passivi, siete costantemente attaccati e provocati, sta a voi decidere se lo strumento vi cambierà la vita o ve la sfiori solamente. Non posso che ringraziare Mark Hollis ogni giorno, ovunque egli sia.

“Korn”, l’innocenza violata e irrimediabilmente perduta

Il resoconto di una gioventù segnata da incomprensioni, rapporti fallaci e trascorsi famigliari dolorosi. Un’elegia funebre dettata dal rimpianto per un’innocenza violata e irrimediabilmente perduta.

Back In Time: EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – Kollaps (1981)

Il rumore è l’unica costante in un mondo sempre più fiaccato da suoni e melodie intercambiabili. Il rumore è un variante evolutiva tanto inarrestabile che dimenticarlo è impossibile. Fa parte di noi, volenti o nolenti.

Back In Time: THE DILLINGER ESCAPE PLAN – Calculating Infinity (1999)

I Dillinger Escape Plan non solo hanno avuto l’idea folle di prendere un disco come “The Shape Of Jazz To Come” e suonarlo con la furia il nichilismo e il tiro hardcore, ma anche la bravura di mettere il tutto nero su bianco con una facilità e una confidenza nei propri mezzi, scioccante.

Back In Time: DEFTONES – Adrenaline (1995)

Ai Deftones delle delimitazioni di genere già allora fregava poco e niente e la leggiadra pesantezza di “Adrenaline” ne fu esempio chiave di un’intera carriera.

Back In Time: RADIOHEAD – Kid A (2000)

Il tempo passa, le band stingono, le fanbase irritano ma dischi come “Kid A” rimangono, ora e sempre, scolpiti indelebilmente nell’etere. L’anima qui non è pervenuta.

Back In Time: THE GET UP KIDS – Four Minute Mile (1997)

I Get Up Kids di “Four Minute Mile” diventano quindi i classici ragazzi con un po’ più di esperienza di te, che passano oltre al tuo essere metallaro o ascoltare hardcore. Sono capaci di criticarti perché ascolti gli Strife e gli All Out War ma ti danno tempo per crescere, secondo la loro opinione.

Back In Time: ALICE IN CHAINS – Dirt (1992)

Ma in fondo “Dirt” è “solo” un disco heavy, misantropico, oscuro e alienante, a chi cazzo frega di definirlo grunge in fin dei conti?

Back In Time: NIRVANA – Nevermind (1991)

Nirvana

Tutto il mondo sommerso che veniva cantato per metafore, significati nascosti e simbolismi negli anni ’80, in “Nevermind” prende forma e parola venendo scagliato contro l’ipocrisia benpensante posta a salvaguardia delle apparenze e di una decenza fatta di forme, ma non di sostanza.