Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: REFUSED – The Shape Of Punk To Come (1998)

Nessuno fu coraggioso la metà dei Refused, che in un momento in cui il punk per il mondo era Rancid, Green Day, Blink-182 e forse NOFX, si misero sul pulpito, giovanissimi com’erano, e dissero “eh no, cari miei, è QUESTO il punk”.

Back In Time: LINKIN PARK – Hybrid Theory (2000)

Le accuse di giovanilismo rivolte alla band sono tanto legittime quanto sterili: stiamo pur sempre parlando della creatura di ragazzi poco più che ventenni. Ma si sa che negli ambienti musicali poche cose sono imperdonabili come il successo. A ben pensarci nell’era degli youtuber che si danno alla musica, del pop fatto male e spacciato per indie, della trap e sa il cielo di cos’altro, avercene di Linkin Park nelle camerette dei tredicenni

Back In Time: SMASHING PUMPKINS – Mellon Collie And The Infinite Sadness (1995)

Come Shu in Ken Il Guerriero che obbligato da Souther porta la punta della piramide sulle sue spalle giungendo ad una morte gloriosa, così fecero gli Smashing Pumpkins, perché “Adore” e “Machina” sono splendidi ma erano lo spettro di qualcosa feralmente post-mortem. La Passione degli SP è “Mellon Collie”, è il sacrificio ultimo di una band che non voleva piegarsi alle mode e far di testa sua

Back In Time: NINE INCH NAILS – Pretty Hate Machine (1989)

Pretty Hate Machine

L’anniversario di “Pretty Hate Machine” dei Nine Inch Nails è l’occasione per riscoltare pepite belle grosse come Head Like A Hole e Sin. Un disco che ha fatto conoscere al mondo la potenza dell’industrial.

Back In Time: CARCASS – Heartwork (1993)

Carcass

Una delle caratteristiche principali dell’opera è la sua varietà: la scelta di rendere la propria musica fruibile a un pubblico più nutrito all’epoca stimolò non poco la creatività di Bill Steer, cervello pensante del gruppo. “Heartwork” si trasformò così in un incredibile manuale dell’elasticità e del camaleontismo del death metal; uno schiaffo in faccia a tutti coloro che lamentavano una certa ritrosia alla sperimentazione all’interno del genere.

Back In Time: SONIC YOUTH – Daydream Nation (1988)

Sonic Youth

“Daydream Nation” era ai tempi una sorta di statuto fondativo di una generazione contro, che del disagio aveva saputo abbracciare gli aspetti più stimolanti e creativi, plasmando una coscienza musicale e sociale nuova e alzando una barricata mai così solida e invalicabile tra underground e mainstream. E tutto questo rumore che divorava pian piano ogni forma di melodia fino a farla schiava e poi complice non poteva che esserne dimostrazione migliore.