Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: MARILYN MANSON – Portrait Of An American Family (1994)

“Portrait Of An American Family” non è ovviamente un capolavoro e nemmeno una pietra miliare industrial ma è uno spaccato importante di come la musica alternativa poteva essere ficcante seppur in qualche modo “fake”. Vera nel suo mascherarsi da altro, come in una carnevalata feroce e fuori controllo e che nessuno avrebbe potuto arrestare.

Back In Time: MINISTRY – Psalm 69: The Way To Succeed And The Way To Suck Eggs (1992)

Nessun tipo di autocommiserazione da queste parti, solo un disastro senza pari e una confusione chirurgicamente incuneata nella mente di una Regina Alien mandata a spasso in una metropoli sorretta da neon e ombre umane-non umane.

Back In Time: BEASTIE BOYS – Hello Nasty (1998)

I Beastie Boys prendendosi poco o per nulla sul serio, fedeli al proprio rap quadrato e genuinamente scanzonato e coadiuvati da professionisti della musica di prim’ordine vent’anni fa ci consegnavano un album potente, originale e ciò malgrado assolutamente fruibile.

Back In Time: MR. BUNGLE – California (1999)

C’è tutto in “California”, e quando dico tutto intendo proprio TUTTO. È l’epitaffio perfetto di un secolo di psicosi e brutalità, cambiamenti e trasformazioni e sontuosa introduzione ad un millennio di luci ed ombre.

Back In Time: SLAYER – South Of Heaven (1988)

Quando gli Slayer entrarono in studio per registrare “South Of Heaven” sapevano di non voler semplicemente dar vita a un “Reign In Blood” parte seconda. Tutto ciò che desideravano era aprire una nuova fase, percorrere strade non battute in precedenza ed evolversi.

Back In Time: KYUSS – Blues For The Red Sun (1992)

Cambia tutto con “Blues For The Red Sun”: cambiano i Kyuss (e pian piano si sgretolano) ma cambia anche il rock del deserto, diventa vessillo dello stoner, diventa lo stoner stesso ora e per sempre.